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IlGattaRossa presenta

Mistica Napoleonica


18 - 25 Giugno 2016
Inaugurazione Sabato 18 Giugno ore 18:00
Via dei Serragli 75c Firenze

Una mostra di
Stefano Pascolini
A cura de IlGattaRossa


IlGattaRossa è lieto di presentare Mistica Napoleonica, un progetto dell’artista Stefano Pascolini. Opere di pittura, sculture di ceramica e una performance dal vivo. Inaugurazione Sabato 18 Giugno alle 18:00 presso via dei Serragli 75c a Firenze.

Mistica Napoleonica e’ una fantomatica rievocazione della battaglia di Waterloo, avvenuta il 18 giugno di 201 anni fa. Qui l’atto bellico si disinnesca non contro un nemico, ma contro panna e guarnizioni di lamponi o marzapane: la torta creata dall’agire che finisce in faccia all’agire stesso, al potere o all’idea di esso. Napoleone a Waterloo è l’Io che viene meno, che caracolla sotto i colpi della battaglia eterna degli eventi, l’Io che si muove dovendo ricreare nuove forme a se stesso e al suo agire nel momento instabile e magmatico della contemporaneità: scompare la prosopopea napoleonica e fa capolino Buster Keaton.

Le opere pittoriche rievocano momenti della battaglia e della vita di Napoleone: la materia è grassa, apre spazi e gesti opulenti, avanzano fumi d’artiglieria, nubi nervose in vasti orizzonti, ma ogni atto si infrange nella frolla, nel pan di spagna di un dolce, che finisce col sembrare il vero nemico contro cui le figure si dibattono. Allo stesso modo l’esercito della vecchia guardia posto a terra è fracassato: un’installazione di 50 vasi, richiami che si muovono tra l’esercito cinese di terracotta e il vaso cinerario. Si è consumato quell’atto che ha svuotato e messo in pericolo l’individuo (ogni vaso ha un volto dai diversi lineamenti), forse lo ha travolto, rotto.

Di un atto potente come quello bellico rimane la forma del dolce, la forma complessa imposta dalla sua immagine dipinta: il fuoco si sposta sulla forma che ogni nostra azione crea, forma estetica così come etica: nell’operare collettivo e quotidiano il tipo di forma dei nostri atti influisce sull’altro e sullo spazio in cui viviamo, al di là della sua efficacia.

A tale scopo si affianca l’evento performativo, che vede l’artista appuntare al petto dello spettatore una medaglia da lui composta, che altro non è se non lo stampo vuoto di un dolce, invito a chiederci quale forma creiamo via via nel nostro agire al di là della conseguenza finale.






IlGattaRossa è un collettivo di artisti con base a Firenze che fa della multidisciplinarietà il suo punto di unione e di forza. Attivo nella scena culturale fiorentina, gli eventi curati o coordinati da IlGattaRossa sono spesso caratterizzati dalla collaborazione tra più artisti. Tra gli ultimi eventi realizzati sono da ricordare FLOWER’S // File of Life (Alberto Gori, Jacopo Rachlik, Luca Mauceri), Trittico – Un Riflessione Sul Ritratto (Andrea Lucchesi, Alessandro Di Grande, Sebastiano Benegiamo), L'Arte dello Schermo, Video Art is Dead (performance pirata presso CCC Strozzina), I Mangiatori di Teste (Frenopersciacalli), La lunga notte (Black Night – Notte Bianca Firenze), Ribalta (Andrea Cammarano), I Mangiatori di Patate (Il Sedicente Moradi). Lo studio del collettivo attualmente è situato in via dei Serragli 75c a Firenze.




Per Informazioni:
+39 055 0122381

www.ilgattarossa.org
www.stefanopascolini.com
info@ilgattarossa.org
facebook.com/Ilgattarossa
evento facebook


INGRESSO LIBERO

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IlGattaRossa presents

Mistica Napoleonica


18 – 25th of June 2016
Opening Saturday June 18th, 6pm
Via dei Serragli 75c Firenze

An exhibition by
Stefano Pascolini
curated by IlGattaRossa


IlGattaRossa is proud to introduce Mistica Napoleonica, un progetto dell’artista Stefano Pascolini. Paintings, ceramic sculptures and a live performance. Opening on Saturday 18th June at 6 pm in Via dei Serragli 75c, Florence.

Mistica Napoleonica is a phantomatic re-enactment of the Battle of Waterloo, fought the 18th June 201 years ago. Here the military deed is neutralized not against an enemy, but contra whipped cream and raspberries garnish or marzipan. The pie created by action that ends on the face of action itself, of power and on the very idea of it. Napoleon in Waterloo is the neglected Ego that trots under the blows of the eternal battle of events, the Ego that moves, forced to recreate new forms for itself and its action in the magmatic and unstable moment of contemporaneity. Here Napoleonic pomposity dissolves and Buster Keaton peeks out.

The pictorial oeuvres recall moments of the battle and Napoleon’s life. The matter is thick, opened to space and opulent achievements. Artillery smokes move forward, nervous clouds in vast horizons, but every act shatters itself on short pastry, on sponge cake that ends up looking like the real enemy against whom the figures struggle. Similarly, the old guard army placed to the ground is smashed up. A 50 vases installation, echoes of the Terracotta army and the canopic jar. Maybe the act that jeopardized and emptied the individual itself (every vase portraits a different character) has crushed it, broke it.

What remains of a powerful, military deed is the cake-shaped form, the complex form imposed by its painted image. The fire moves on each form created by our own action, aesthetic as well as ethic form. In the daily, collective work the appearance of our deeds influences the other and the space where we live, beyond its efficacy.

For this aim the performative event takes place, so that the artist can pin his handmade medal - nothing else but an empty baking-pan - to the spectator’s chest, an invite to ask ourselves what form we create on the way of our action, regardless the final consequence.






More infos:
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FREE ENTRANCE

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Il Gattarossa presenta la mostra di Stefano Pascolini Mistica Napoleonica, saranno esposti i lavori che fanno parte di un progetto iniziato nel 2015 e che, al di là della partecipazione alle mostre dei finalisti del Premio Combat e del Premio Francesco Fabbri per l’Arte Contemporanea, non è ancora stato esposto nella sua interezza e organicità.
I linguaggi a cui l’artista si affida sono quello pittorico e quello ceramico, tuttavia Pascolini non è un pittore né uno scultore tout court. D'altronde, se si ritiene che il pensiero può formulare dei percorsi proprio attraverso le immagini, sfuggendo così il significato univoco, qualsiasi medium in grado di produrre e immagini si può ritenere idoneo a questo scopo.
E per il pensiero che attraversa le immagini, già il porsi sotto la scorza di una fantomatica celebrazione della battaglia di Waterloo, avvenuta il 18 giugno di 201 anni fa, opera una compressione, fissa i significati possibili a un dato storico. Ma è nell’estrema pressione, data dal peso della sedicente rievocazione storica, che il significato rimbalza via, e rimbalzando scappa oltre, avviando il percorso di questa mostra.

Si incontrano le opere che rievocano momenti della battaglia e della vita dell’Imperatore, la materia pittorica è grassa, apre spazi e gesti opulenti, avanzano fumi d’artiglieria, nubi nervose in vasti orizzonti, ma ogni atto si infrange nella frolla, nel pan di spagna di un dolce, che finisce col sembrare il vero nemico contro cui le figure si dibattono. Siamo nel pieno del progetto Mistica Napoleonica, l’atto bellico si disinnesca non contro un nemico, ma contro panna e guarnizioni di lamponi o marzapane: la torta creata dall’agire che finisce in faccia all’agire stesso, al potere o all’idea di esso. Allo stesso modo l’esercito della vecchia guardia posto a terra è fracassato, è un’installazione di 50 vasi, richiami che si muovono tra l’esercito cinese di terracotta e il vaso cinerario. Si è consumato quell’atto che ha svuotato e messo in pericolo l’individuo (ogni vaso ha un volto dai diversi lineamenti), forse lo ha travolto, rotto, così come quei dolci nei dipinti sono pronti a sfaldarsi lasciando niente.

Ma perché raccontare una guerra di due secoli fa? L’ironia è il cardine di queste immagini, eirōneía è dissimulazione, lasciare la presa del reale per ricondursi ad esso con un nuovo sguardo. L’ironia permette al soggetto di formulare la risposta individuale agli eventi, e questa risposta dovrà essere prodotta nel profondo di sé, se possibile eludendo le suggestioni dirette: culturali, ideologiche, di cronaca, e le implicazioni intime che questi input muovono di volta in volta per poi scomparire in nuove informazioni. Per far questo la dissimulazione operata dall’ironia è un mezzo fondamentale.

L’Io aderisce al tempo presente: posto nella società del mercato e della comunicazione è facile che si mimetizzi nella bulimia dei fatti e dei dati. Questo avviene poiché, tanto più è vissuta la volubilità del momento presente, tanto più il moto della coscienza può avere l’illusione di procedere pur senza una concreta dialettica interna, anzi plasmandosi su questa dinamica artificiale, esterna, sino a formulare la convinzione di un dinamismo proprio, di un pensiero critico attivo, e la parvenza di agire conseguentemente. Con questa illusione sia la coscienza intima dei propri pensieri come delle proprie pulsioni possono rimanere serenamente immobili: i mezzi individuali per curare le forme del proprio agire nella società diventeranno sempre più esigui, credendosene tuttavia parte integrante e attiva.

Per prescindere da questo l’artista elude il tempo presente, per non dare appigli all’Io coglie un fatto simbolico, come elemento d’un mito moderno. Quel Napoleone a Waterloo è l’Io che indietreggia inesorabilmente, l’individuo contemporaneo che caracollando e rotolando sotto i fatti concitati, confusi, ambigui, magmatici della battaglia degli eventi, si trova suo malgrado costretto a organizzarsi, ha l’occasione per ricreare responsabilmente nuove forme a se stesso, al suo agire appunto. Già scompare la prosopopea napoleonica: sui lineamenti dell’Empereur avanza la fisionomia di Buster Keaton. La prima condizione che si pone è quella di fare aderire i diversi piani, quello dell’indiretta esperienza storica e quello dell’esperienza personale, si fa indispensabile l’annullamento del tempo lineare, inteso come consecuzione di eventi che si sostituiscono l’un l’altro, disinnescando la struttura causa/effetto accentrata sull’attenzione morbosa verso il prodotto finale di un’azione.

L’efficacia di un’azione perde il suo ruolo di fine ultimo, questo emerge dai due temi che Pascolini individua: l’atto bellico e il dolce. Sull’asse che corre tra questi due punti emerge l’ambiguità instaurata all’interno dell’atto umano in sé, lo spazio in cui si muove il pendolo dell’agire. Un atto, anche potente come quello bellico, si consuma e rimane la forma del dolce, la forma che annienta l’intenzione. Il fuoco è sulla forma che ogni nostra azione crea, forma estetica così come etica: nell’operare collettivo e quotidiano il tipo di forma dei nostri atti influisce sull’altro e sullo spazio in cui viviamo, sicuramente al di là della sua efficacia.

A tale scopo si affianca l’evento performativo, che vede l’artista appuntare al petto dello spettatore una medaglia da lui composta, che altro non è se non lo stampo vuoto di un dolce, invito a chiederci quale forma creiamo via via nel nostro agire al di là della conseguenza finale.
Rotti gli argini di una formalità socialmente condivisa, allentati quelli delle forme spirituali e inadatte le forme/norme legislative, è oggi l’individuo che si assume il compito di creare con parsimonia e altruismo quelle forme a cui far aderire la propria esistenza nello spazio sociale. Per tale ragione l’attenzione verso le nostre forme del pensiero e dell’agire ci rende socialmente “camarade de bataille”. Molteplici creazioni di forme, la cui qualità tesse le trame della nuova tela che nel mondo va disegnandosi.



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Il Gatta Rossa